Archivi per la categoria ‘Tecniche di ripresa’

Riprese creative

Mercoledì, 9 Luglio 2008

Il 5 luglio 2008 in occasione della festa per la Notte Rosa a Cattolica, in Riviera adriatica, ho effettuato le riprese dei balli di gruppo e dello spettacolo pirotecnico sulla spiaggia di Cattolica all’Altamarea Beach Village. L’illuminazione della pista da ballo e del palco era un poco scarsa e di tonalità sul rosa. Per le riprese video mi sono affidato allo stabilizzatore d’immagine glidecam 2000 pro sul quale ho installato la Canon XM2 con adattatore grandangolo. Oltre a muovermi tra i ballerini e sul palco ho ripreso alcune inquadrature impostando il tempo di scatto a 1/12 di secondo, un tempo così lento registra immagini con un effetto scia stile Lucignolo. In fase di editing sovrappongo diverse inquadrature con effetti di movimento diversi. Video Notte Rosa a Cattolica realizzato da Giuseppe Masi per Video Turismo

Steadycam e grandangolo

Giovedì, 26 Giugno 2008

Video significa movimento, girare un filmato con la telecamera fissa rappresenta un limite alla propria creatività. Per questo motivo ho acquistato una steadycam. Usare la steadycam comporta un costante allenamento, come nello sport, occorre conoscere bene l’attrezzo, saperlo bilanciare perfettamente, acquisire padronanza nei movimenti, la telecamera diventa un’estensione del braccio e dei nostri occhi. L’accoppiata steadycam e obiettivo grandangolo rende le immagini altamente suggestive dandoci la possibilità di inventarci movimenti ed inquadrature senza limiti alla nostra fantasia e creatività.

Per girare le riprese del video del Grand Hotel Diplomat di Cattolica Giuseppe Masi ha utilizzato la Canon XM2 con adattatore grandangolo, montata su steadycam Glidecam 2000 PRO:


Grand Hotel Diplomat a Cattolica
Caricato da videoturismo

Bilanciamento del bianco

Mercoledì, 18 Giugno 2008

Il nostro occhio percepisce una frazione di luce limitata e contenuta tra i due estremi, l’infrarosso e l’ultravioletto. Al variare della sorgente luminosa, luce solare o luci artificiali, la velocità di adattamento ci permette di mantenere pressochè inalterata la cromia ambientale: un foglio bianco risulterà sempre bianco.

La luce artificiale, al tungsteno, ha una temperatura più bassa, verso il rosso, rispetto a quella solare. Quando sono presenti più sorgenti luminose contemporaneamente riusciamo a percepire le differenze. Diversamente dal nostro occhio, la videocamera non riesce a mediare fra le diverse sorgenti luminose. Per questo motivo è indispensabile tarare correttamente la telecamera in base al tipo di luce per ottenere un bianco corretto e di conseguenza tutti gli altri colori. Tale regolazione prende il nome di bilanciamento del bianco. La luce visibile si misura in gradi kelvin, °K, nella videocamera sono presenti normalmente tre preimpostazioni, luce diurna o solare corrispondente a 5600 °K, luce artificiale o per interni a 3200 °K. Infine abbiamo la possibilità di regolare il bianco manualmente. In presenza di più luci contemporaneamente, dobbiamo decidere quale luce ci interessa utilizzare come prevalente. Come sempre l’esperienza ci porta ad ottenere risultati via via migliori. Per regolare il bianco manualmente dobbiamo inquadrare un foglio o una maglietta bianca illuminata dalla luce presente, quindi impostiamo il bianco nella videocamera, se la luce di scena cambia occorre ritarare il sistema.

Messa a fuoco ed esposizione

Martedì, 17 Giugno 2008

Anche se tutte le videocamere di fascia consumer e prosumer dispongono di sempre più efficienti sistemi automatici di regolazione, i risultati qualitativamente migliori si ottengono attraverso le regolazioni manuali. Partiamo dalla messa a fuoco, all’aperto in una giornata di sole possiamo tranquillamente affidarci alla messa a fuoco automatica in quanto il sensore percepisce con facilità e velocemente i contrasti ed i contorni delle sagome per effettuare con precisione la messa a fuoco. La situazione si complica con il calare ed il variare dell’intensità luminosa, in queste situazioni è consigliabile passare alla messa a fuoco manuale soprattutto se ci manteniamo all’incirca alla medesima distanza dal soggetto durante la ripresa. Per prima cosa zoomiamo completamente sul soggetto quindi impostiamo la messa a fuoco per poi allargare fino all’inquadratura desiderata. L’ausilio di un monitor di controllo di dimensioni maggiori rispetto al display della videocamera ci consente di vedere meglio ed essere estremamente precisi. Una soluzione veloce e poco costosa consiste nel collegare all’uscita A/V della videocamera un lettore DVD portatile con display LCD ed alimentato a batteria, posizionandolo accanto al treppiede. E’ ovvio che per riprese in movimento resta quasi impossibile utilizzarlo, tuttavia il più delle volte in cui dobbiamo mettere a fuoco a mano con precisione stiamo riprendendo su un treppiede. Passiamo all’esposizione, anche in questo caso con la luce solare è sufficiente l’uso del filtro ND incorporato nella videocamera, per riprese in controluce, lasciando il resto in automatico, nelle altre situazioni di illuminazione scarsa o artificiale, come su un palcoscenico, l’esposizione manuale è consigliata. I valori da impostare sono: Apertura del diaframma, velocità dell’otturatore, guadagno in dB. La nostra attenzione deve essere principalmente rivolta ad evitare nella maniera più assoluta immagini sovraesposte, perchè le aree troppo luminose perdono i dettagli, presentano bagliori, tutti difetti impossibili da correggere in fase di editing. Mentre effettuiamo le regolazioni controlliamo nel display il cursore che ci indica l’esatta esposizione. Se ci sono soggetti bianchi illuminati da faretti possiamo attivare lo zebra pattern che, in caso di sovra esposizione, evidenzia le zone critiche con linee trasversali. Di solito per prima cosa decido il guadagno, se la luce è abbondante e fin che si può conviene tenere il guadagno a zero, con scarsa illuminazione passiamo a 6 dB o addirittura a 12 dB, il massimo guadagno è 18 dB. All’aumento del guadagno corrisponde un maggiore rumore video, le immagini sono meno definite e più granulose ed il nero diventa grigiastro. Un aiuto per mantenere un basso guadagno ci viene dall’ apertura del diaframma, quindi più abbassiamo il valore, ad esempio f 1,6, più luce entra nell’obiettivo. Di pari passo occorre regolare la velocità dell’otturatore, in caso di scarsa illuminazione possiamo rallentarlo fino a 1/50 di secondo, scendendo ulteriormente i movimenti veloci creano problemi di fluidità. In condizioni normali dobbiamo comportarci come segue: se riprendiamo un tennista che colpisce una pallina o un motociclista che ci sfreccia davanti, teniamo un tempo di scatto veloce e conseguentemente apriamo maggiormente il diaframma; se riprendiamo un paesaggio e vogliamo che siano a fuoco tutti gli elementi, sia i più vicini che i più distanti da noi, allora chiudiamo il diaframma per avere maggiore profondità di campo e rallentiamo lo scatto per catturare più luce. Un effetto cinematografico molto usato consiste nella messa a fuoco progressiva, quando inquadriamo due soggetti, uno più vicino e l’altro più lontano, posizioniamoci lontano da loro ed utilizziamo lo zoom, quindi apriamo molto il diaframma per ridurre la profondità di campo, mettiamo a fuoco manualmente un soggetto, l’altro resta sfocato, quindi spostiamo la messa a fuoco sul secondo soggetto sfocando il primo. Con un pò di pratica otterremo risultati alquanto professionali! Un altro effetto particolare si ottiene rallentando lo scatto a 1/25, 1/12, 1/8 di secondo, chiudendo di pari passo l’otturatore per non incappare in immagini sovraesposte. Rallentando così tanto lo scatto i soggetti si muovono a scatti creando delle scie colorate.

Nel seguente video del concerto della Dino Gnassi Funky Corporation all’Altamarea Beach Village di Cattolica, Giuseppe Masi ha rallentato il tempo di scatto ad 1/25 sec., in alcuni momenti, ottenendo questo risultato:

Filtro polarizzatore

Lunedì, 16 Giugno 2008

Quando mi trovo in vacanza e voglio riprendere una barca a vela su di uno specchio d’acqua cristallina oppure un panorama con un bel cielo azzurro carico di nuvole bianche, di solito monto un filtro polarizzatore, o polarizzante, davanti al mio obiettivo sia della macchina fotografica che della videocamera. Il filtro non è fisso ma la sua lente ruota per consentire di orientarla in base all’angolazione della luce riflessa. Quindi per regolarlo bene dobbiamo inquadrare il soggetto e ruotare la lente del filtro fermanoci quando il contrasto è al massimo livello. Con questo filtro riusciamo a riprendere le cose che stanno sotto il pelo dell’acqua poichè elimina i riflessi abbaglianti della luce sullo specchio d’acqua. Le nuvole diventano di un bianco intenso ma non abbagliante, molto contrastate e ricche di sfumature che conferiscono maggiore tridimensionalità al cielo che diventa di un azzurro più saturo. I colori in genererale aumentano in termini di saturazione e contrasto. E’ estremamente importante però utilizzare solo filtri di ottima qualità altrimenti rischiamo di ottenere un risultato scadente. Un buon filtro polarizzatore può costare qualche centinaio di euro in base al diametro dell’obiettivo, non si può scendere a compromessi, meglio provarlo bene in anticipo se non siamo certi della sua qualità.

Questa foto panoramica della spiaggia di Cattolica, sullo sfondo Gabicce Monte, è stata da me scattata con la Canon Eos 20 D, obiettivo 24-70 f. 2.8, con un filtro polarizzatore B+W prodotto in Germania:

Spiaggia di Cattolica